L'ANGOLO...

....dal libro "AVVIAMENTO AL CALCIO" scritto dal COMITATO LOMBARDO della FIGC

CARI GENITORI

Le pagine che seguono vogliono aiutarvi nel compito bello, ma sicuramente non facile, di avvicinarvi con il vostro bambino allo sport del calcio. Di sicuro è una scelta felice: esperti in diversi campi hanno dimostrato la primaria importanza che assume nell´età evolutiva la pratica dello sport calcistico, da un punto di vista sia fisico sia psicosociale. Cercheremo di darvi dei suggerimenti per affrontare con serenità quei problemi che vi interessano da vicino, per contribuire a fare di questa esperienza un momento di gioia, di crescita e di affettuoso dialogo con il vostro bambino. Il gioco del calcio, infatti, ne favorisce lo sviluppo psicofisico a condizione che sia impostato con fini educativi e con modalità ludiche che gli consentano di manifestare la sua spontaneità e creatività. Va da sé che una delle prime condizioni necessarie perché l´esperienza per il bambino risulti positiva è che abbia potuto scegliere tale sport in maniera sufficientemente autonoma.

 

 

CALCIO DI INIZIO

 

 

 

 

IL CALCIO E LA SCUOLA

Con il calcio imparo a scrivere
Oggi giorno, voi genitori avrete sentito che parlare di sviluppo, di capacità, di attività e di educazione motoria attraverso il calcio è una delle tante strade utili per ricomporre l´"unità" del bambino come persona totale, a cui rivolgere attenzione educativa. In realtà la correlazione tra l´apprendimento motorio e quello cognitivo dovrebbe emergere maggiormente sia nella programmazione dell´educazione motoria scolastica sia in quella tipica della scuola calcio. La funzione dell´istituzione scolastica non deve sostituirsi alle società sportive, deve piuttosto porre le premesse perché le attività proposte dalle società sportive in senso lato possano essere utilizzate al meglio e con la consapevolezza di scelte orientate alla persona, alla sua crescita umana, culturale, sociale, alla sua realizzazione. E´ in questo senso che il rapporto fra il mondo della scuola e quello dello sport diventa lo snodo di percorsi educativi nuovi, più ricchi di opportunità formative perché istituzionalmente integrati. Vi è mai capitato di pensare che svolgendo qualsiasi attività sportiva i bambini siano facilitati anche a leggere, contare, scrivere? Eppure attente ricerche hanno dimostrato che imparare a leggere significa, tra l´altro, l´avere interiorizzato le nozioni di spazio (destra, sinistra, avanti, dietro, sopra, sotto), concetti che il bambino vive praticando lo sport, li apprende naturalmente e non può né confonderli, né dimenticarli perché la pratica risolve i dubbi più della teoria. L´obiettivo da perseguire è quello di un programma di educazione calcistica, realizzato con interventi specifici e mirati, secondo validi criteri metodologici e didattici e in condizioni strutturali e strumentali idonee: un vero e proprio "insegnamento", insomma, e non un´attività occasionale, alternativa, dai contorni imprecisi e vagamente spontaneistici. Per questo, riteniamo che a voi genitori si debba parlare di educabilità del movimento, di consolidamento e sviluppo di tutte le funzioni motorie, mediante il calcio, in senso multidirezionale, di formazione tempestiva e guidata di capacità e abilità motorie polivalenti, di una vera e propria "alfabetizzazione culturale" motoria che ciascun bambino ha diritto di acquisire nella scuola calcio. L´equivoco che sembra cogliere talvolta sta in quella concezione esclusivamente specialistica dello sport, visto come un´attività eminentemente tecnica, quasi avulsa da una problematica educativa. In genere, l´avviamento precoce alla pratica del calcio tende ad essere motivato dalla famiglia con ragioni di carattere igienistico-salutistico, con il bisogno di assicurare al bambino uno "spazio di movimento" dopo le ore della scuola o con il desiderio, e spesso l´ambizione, di coltivare talenti sportivi spingendo a maturazione per tempo i requisiti necessari e le abilità richieste. E se davvero saremo riusciti ad esprimere qualche concetto che valorizzi l´attività calcistica come strumento educativo ci potrà capitare di sentire sempre meno frequentemente la minaccia: "Se non studi, smetti di giocare al calcio!".

 

VOI E VOSTRO FIGLIO

Per il suo bene....
Molto spesso un occhio attento scopre che il vero protagonista delle partite giovanili, colui che è più carico di tensioni, che inghiotte energetica a tutto spiano, che si è preparato meticolosamente e che poi si dispera se .... sbaglia un tiro in porta.... siete proprio voi, genitori. Il ragazzino, invece, scuote le spalle, cancella quasi subito la sconfitta e in definitiva l´unica cosa di cui veramente si rammarica è l´idea della predica che lo aspetta.
Può capitare che tendiate inconsciamente a realizzarvi attraverso il bambino e a proiettare su di lui i desideri che non siete riusciti a soddisfare da giovani. Così la convinzione che "lo fate per il suo bene" in realtà potete correre il rischio di diventare veri e propri deterrenti psicologici, non solo condizionando negativamente il rendimento di gara, ma, fatto ancora più grave, danneggiandone lo sviluppo psicologico.
Con una costante presenza durante gli allenamenti può capitare che il ragazzino si senta gravato dal peso di aspettative, si carichi di responsabilità eccessive, oppure, al contrario, si senta campione anche se è alle prime esperienze di gara. A questo proposito è utile ricordare che la maturazione tecnica nel calcio va di pari passo con quella mentale e fisica; inutile esasperare l´impiego agonistico troppo precocemente o influenzare il rendimento con continui stimoli e giustificativi.
Un esempio che può chiarire questi concetti viene da una squadra di pulcini che abbiamo seguito per un paio di anni; in modo particolare è interessante il comportamento tenuto dai genitori. Dato per scontato il fatto che questi non riescano ad essere obiettivi e sereni nelle loro valutazioni quando si tratti dei figli, abbiamo osservato che tendono comunque a trasmettere le proprie aspirazioni sportivi ideali sui figli, sostenendole da tifosi. I risultati ottenuti dalla squadra sono importanti solo se il figlio ne è direttamente coinvolto. Qualora il ragazzo non venga convocato alla partita o non giochi per motivi vari, i genitori non assistono più neanche agli incontri della squadra.

 

 

VOI E L´ALLENATORE

Il rapporto con il mister
Un prerequisito indispensabile per un proficuo rapporto con il mister è la conoscenza da parte vostra dei principali elementi che caratterizzano la sua attività. Vale a dire, facilitare la comunicazione tra voi genitori e l´allenatore per sgombrare il campo da possibili equivoci o errate interpretazioni, che potrebbero sminuire l´armonia e l´integrazione del modello di adulto positivo che si vuol proporre al bambino.
Uno dei mezzi a disposizione dell´allenatore per entrare in contatto è l´organizzazione con voi di incontri precampionato ai quali è opportuno garantiate una presenza collaborativi.
In queste riunioni sarà cura dell´allenatore mettervi a conoscenza dei criteri metodi con cui intende lavorare, circa i principi cui spira la sua attività, gli obiettivi che si pone e le regole che ritiene di fissare.
Può anche, nella sua funzione di educatore, proporre, come argomento di discussione, quali sono gli atteggiamenti che egli ritiene auspicabili da parte vostra nei confronti dei figli per quanto concerne l´attività sportiva, chiedendovi di applicarli e di fornire in questo modo un contributo positivo.
Nonostante questi buoni propositi, in qualche situazione è possibile che si verifichino conflitti tra voi e l´allenatore dovuti a divergenze di impostazione o di interessi che possono interferire sulla maturazione e lo sviluppo psicologico del ragazzo. In questi casi è utile essere preparati a fare uno sforzo volto ad accettare i rispettivi ambiti di intervento: la famiglia per il genitore, lo sport per l´allenatore. Questo al fine di non correre il rischio di dannosi conflitti di ruolo e competenze.
Un primo quadro di riferimento per l´indicazione dei comportamenti positivi dei genitori potrebbe essere:
1) è indispensabile salvaguardare il benessere psicologico del bambino a scapito di qualsiasi risultato;
2) riconoscere che le motivazioni fondamentali della pratica sportiva dei bambini sono il gioco e il divertimento;
3) i genitori incoraggino e sostengano le attività del figlio premiandone gli sforzi, riconoscendone i progressi, dimostrando comprensione per le difficoltà e per gli errori commessi;
4) creare un atmosfera familiare che stimoli la partecipazione, incentivi l´impegno ed accetti serenamente il risultato sportivo;
5) aiutare i bambini a porsi obiettivi realistici ed aspettative adeguate alle loro capacità;
6) i genitori contribuiscano, se lo desiderano, alla vita della squadra fornendo il loro aiuto (trasporti, finanziamenti, ecc) e presenziando alle partite, alle trasferte, agli allenamenti, ecc, rispettando il ruolo e le competenze dell´allenatore.
Il quadro di riferimento dell´allenatore, che voi genitori dovete conoscere, è sicuramente più complesso ed articolato.
Una prima distinzione può essere quella relativa alla flessibilità dei comportamenti in funzione dell´età degli allievi che, come noto, è compresa nella fascia di età 6 - 16 anni.
Da un indagine psicologica svolta attraverso l´interpretazione dei disegni con un gruppo di bambini frequentanti una scuola di calcio è emerso che l´allenamento non era vissuto spensieratamente, come un fatto gioioso, dove potersi esprimere liberatamene in compagnia di altri coetanei, bensì come un momento gravoso in cui incombeva la figura dell´allenatore.
Uno sport può risultare piacevole, divertente, esaltante oppure noioso e stancante, secondo il modo in cui l´allenatore lo sa proporre. Il successo di un corso sportivo è il suo risultato sul piano educativo dipendono dal modo di comportarsi dell´istruttore, dal suo entusiasmo e dal tono con cui parla (oltre, ovviamente, alla sua preparazione tecnica).
Se l´allenatore è un attento conoscitore del mondo del bambino e dei suoi interessi, riesce a stimolare positivamente le facoltà psicofisiche degli allievi e a facilitarne gli apprendimenti tecnici, ma anche scolastici.
Con i ragazzi delle categorie maggiori, gli adolescenti, la figura dell´allenatore si caratterizza per essere:
- altamente significativa, al punto di influenzarne non solo i comportamenti (accettazione, rifiuto, impegno, disinteresse), ma anche il successo e l´insuccesso, la carriera (trasferimento, durata, ecc.); 
- un elemento di equilibrio e di distensione nei confronti del o degli atleti nei quali, per lo più, tende a prevalere verso di lui la componente di dipendenza, più o meno marcata;
- in qualche modo ambigua e ricca di contrasti, proprio per la genericità dell´immagine tradizionale di che cosa egli sia e di quali siano le sue funzioni.
Preparato ed orientato a svolgere un lavoro tecnico, si trova investito, di responsabilità che sconfinano, il più delle volte, da questo aspetto.
E´ fin troppo chiaro allora che uno dei maggiori pericoli è che questa figura, quando qualcosa non funziona, possa avere risonanze ed effetti sui ragazzi, anche sul piano di un possibile contagio dell´ansia, dovuta, per esempio, al non sentirsi adeguato a svolgere questo ruolo.
L´allenatore, talvolta, ha notevoli difficoltà nella corretta gestione dei suoi atleti, sia per la loro condizione psicologica, sia perché si muove in un contesto in cui i poteri principali gli derivano da una posizione trainante che soprattutto gli atleti tendono a conferirgli.
In questo tipo di rapporto si instaurano, da parte degli allievi, vincoli di dipendenza formale ed affettiva attraverso processi di identificazione ed idealizzazione, nel caso in cui sia riconosciuta all´allenatore una forte qualità carismatica. Per questo è facile che per molti la presenza del proprio allenatore significhi sicurezza, stabilità (e quindi anche dipendenza). Che la pratica calcistica, soprattutto a livello agonistico, rappresenti un grosso investimento per un ragazzo e per la sua famiglia sia emotivo, sia pratico è fatto ormai ampiamente acquisito: cambiano i ritmi di vita, modelli di comunicazione e nella quotidianità si inserisce quale ulteriore figura significativa quella dell´allenatore, in certi momenti vissuta, addirittura, in modo quasi intrusivo nelle dinamiche familiari.
Così come da piccoli tornavano a casa dicendo " la mia maestra ha detto ......" attribuendo a queste parole valori assoluti, ora hanno spostato il loro interesse su un´altra figura rappresentativa, che viene investita di ampi significati, a livello sia tecnico sia emotivo. E´ assolutamente normale che ciò accada all´età di vostro figlio: gli adolescenti ricercano modelli all´esterno dell´ambito familiare, per loro - ragazzi che vorrebbero essere trattati da adulti - troppo restrittivo, e l´allenatore per un´atleta riveste anche questo ruolo.
E forse è proprio questo aspetto che andrebbe maggiormente discusso, soprattutto in funzione delle grandi richieste ed aspettative di cui, talvolta, viene caricato un allenatore, spesso investito di responsabilità che esulano dall´aspetto tecnico e rispetto alle quali può sentirsi impreparato. 

 

IL FIGLIO CAMPIONE

Il talento in casa: che guaio
Incomincia ad accorgersi che il calcio non lo diverte poi tanto. Sente i grandi che raccontano, con malcelato orgoglio, le sue prodezze. E ha paura di non farcela, gli prende l´ansia di deludere.
Vi agitate ai bordi del campo. Il bambino in mezzo al campo, un po´ spaesato, osserva la vostra espressione delusa e amareggiata ogni volta che sbaglia un passaggio o un tiro in porta. Risaliti in auto, dopo la partita, cominciano le schermaglie. Si sprecano le accuse di non essersi allenato abbastanza "e di essersi impegnato poco. Sul sedile posteriore, imbronciato, ascolta distrattamente. Si astrae, è sempre la stessa storia. Rimpiange i tempi in cui era bambino e voi lo capivate e lo lasciavate giocare senza problemi.
Il goal mancato, la sostituzione dopo il primo tempo, la caduta rovinosa possono essere causati ´da molti fattori. Infatti il successo di ogni prestazione sportiva è determinato da aspetti di carattere tecnico, psicologico e fisico.
Sovente i ragazzi sono seguiti da genitori che chiedono troppo ai loro figlio proprio perché su di loro operano un grosso investimento personale ed emotivo. I meccanismi psicologici che scattano in genitori di questo tipo sono riconducibili alla loro identificazione nel figlio, al soddisfacimento delle loro ambizioni e alla compensazione di desideri mai realizzati. Succede, allora, che i ragazzi vivano la presenza della famiglia"ai bordi del campo, più come verifica del risultato che come presenza rassicurante.
Voi credete che vostro figlio sia da tutti considerato un talento naturale: questa affermazione è carica di aspettative nei confronti del ragazzo, che potrebbe viverle in maniera coercitiva, nel tentativo di arrivare là dove "altri" lo attendono. È questo il motivo per cui quando diminuiscono le aspettative (per esempio in allenamento) il risultato non tarda ad arrivare.

 

COME AFFR0NTARE I PROBLEMI

Non è tutto rose e fiori

La paura

Non avreste mai immaginato, così spavaldo ed aggressivo in famiglia, che vostro figlio sul campo potesse aver paura. Per esempio l´avete visto incerto in un tackle, o non saltare su un cross perché il suo avversario diretto era più grande. Non parliamo poi delle ansie nel tirare un rigore.
Ma cos´è la paura e cosa rappresenta nella vita del vostro ragazzo?
Proviamo a parlarne.
In termini generali, questa può assumere significato sia positivo sia negativo per lo sviluppo psicologico del bambino. È positiva se costituisce incentivo all´elaborazione e alla costruzione di comportamenti adattativi e all´esplorazione del reale, è negativa se blocca o inibisce lo sviluppo, se invade l´intera personalità, trasformandosi da insicurezza in angoscia.
. Può insorgere in qualsiasi momento della vita sportiva del ragazzo e si può riferire a diversi fattori: per esempio, può derivare da uno spavento, oppure può preesistere ancora prima dell´ingresso in campo; ancora, possono esserne causa eventi traumatici vissuti - il ragazzo può essere stato forzato ad entrare in partita contro la sua volontà - o deriva, talvolta, da un clima familiare particolarmente ansioso e iperprotettivo; o, ancora, può derivare da un incidente mentre gioca.
In generale, la paura si può superare attraverso una serie di attenzioni che si riferiscono sia alle caratteristiche di personalità di vostro figlio e del vostro atteggiamento, sia all´impostazione e alla programmazione didattica.
Il bambino non è un adulto in miniatura, di conseguenza soprattutto l´ambientamento iniziale deve essere basato sul gioco, la fantasia, la creatività e l´espressività. La possibilità di superare il momento difficile dipende anche dall´ambiente circostante, dal rapporto instaurato con l´istruttore, dal vostro atteggiamento. Tutti insieme potete aiutare il ragazzo e sdrammatizzare quanto è successo, a rasserenarlo, a ridargli coraggio. Forzarlo potrebbe risultare negativo, così come il fare inutili e dannosi confronti con i compagni più sicuri.
È importante rispettare i suoi ritmi di apprendimento e attendere con pazienza che il bambino ritrovi la sicurezza e l´interesse per il calcio. Per rassicurare vorremmo, inoltre,. aggiungere che queste situazioni di difficoltà tendono ad essere superate in tempi brevi e non compromettono né il successivo apprendimento né, fatto ancor più importante, lo sviluppo della personalità del ragazzo.

L´ansia

Il problema dell´ansia nello sport in generale e nel calcio giovanile in particolare è alquanto complesso.
Una serie di ricerche psicologiche, volte ad indagare le dimensioni, la qua-lità e la quantità di questo fenomeno, hanno dato risultati controversi e di difficile interpretazione.
Molti ricercatori hanno criticato pesantemente coloro che "lanciano" i bambini con una elevata attività agonistica prima del periodo adolescenziale. Altri hanno sostenuto che la quota maggiore di stress nel contesto sportivo è quella sofferta dagli adulti: allenatori, genitori e dirigenti.
Una delle ipotesi che hanno ottenuto un consenso quasi unanime da parte degli studiosi è che gli sport di squadra stimolano i livelli di ansia più bassi rispetto agli sport individuali.
Fatta questa affermazione di carattere generale, diventa ora necessario passare ad alcune distinzioni fondamentali legate alle caratteristiche di personalità dei bambini e delle specifiche situazioni stressanti di un incontro di calcio giovanile.
Ovviamente è facile individuare se vostro figlio è un soggetto particolarmente ansioso da un complesso di sintomi di tipo comportamentale come mangiarsi le unghie, tremore, nervosismo, balbuzie, espressioni contratte del viso. Un po´ più difficile scoprire i ragazzi che riescono a nascondere i loro stati emotivi. In questi casi è opportuno che voi genitori vi abituiate a cercare di capire le emozioni dei vostri figli, perché è solo attraverso questa comprensione che sarà possibile aiutarli a superare tali situazioni di difficoltà.
Tra le cause più ricorrenti dell´ansia nel gioco del calcio bisogna indicare due fattori che interagiscono: l´incertezza del risultato e l´importanza ad esso attribuito, il prodotto di questi due fattori può rendere il giocatore insicuro. Più i ragazzi si sentono insicuri di saper fronteggiare la situazione agonistica, maggiore sarà il loro livello di ansia.
I genitori, l´allenatore ed i compagni di squadra sono le persone che possono influire significativamente sul grado di sicurezza di un giocatore. Se un giocatore sa che i suoi genitori, l´allenatore ed i compagni lo considerano positivamente a prescindere dai risultati che riesce ad ottenere sul campo, allora potrà esprimere al meglio le sue abilità sportive. Il ruolo dei genitori a questo proposito consiste nel dimostrare al proprio figlio che vittoria o sconfitta non modificano il sentimento di affetto che provano per lui.
L´altro aspetto di particolare rilievo nella attivazione dell´ansia nel giocare è quello di alcune specifiche situazioni del calcio.
Dai resoconti dei giovani calciatori sembra che l´evento più stressante sia il calcio di rigore, quindi seguono il trovarsi soli di fronte al portiere, il calciare una punizione di prima, l´essere l´ultimo difensore prima del portiere. In tutti questi casi il giocatore può arrivare a sbagliare per eccesso di impegno. Infatti è stato più volte dimostrato che la miglior prestazione motoria si realizza quando l´impegno per la sua esecuzione è leggermente inferiore al massimo.
Deriva quindi che non sempre gli incitamenti dei genitori dai bordi del campo provocano i risultati desiderati.
Una direzione in cui le esortazioni dei genitori danno tendenzialmente buoni frutti sono quelle rivolte al raggiungimento di obiettivi di prestazioni che il figlio può controllare.
La vittoria in una partita non può essere un obiettivo di prestazione perché dipende da come gioca l´avversario, da come giocano i compagni, dall´arbitro e dal caso; gli obiettivi di prestazione invece sono sostanzialmente controllabili dal giocatore e possono essere legati a fattori diversi, quali per esempio: l´impegno fisico, il mantenimento dell´attenzione durante tutta la partita, il numero dei tentativi di intercettazione, la scelta delle decisioni tattiche più produttive, la tempestività degli interventi difensivi e offensivi, la capacità di saper accettare le decisioni dell´arbitro anche se sembrano ingiuste.

L´abbandono precoce

Il fenomeno dell´abbandono precoce è un aspetto relativamente recente nel mondo dello sport.
Si ritiene che questo fatto nasca da un diverso modo di avvicinarsi e praticare lo Sport, caratteristico di quella che potremmo chiamare la sportivizzazione di massa.
Con questa espressione non si intende riferirsi al numero delle persone che praticano lo Sport, quanto al fatto che è sempre più elevato il numero dei bambini che si avvicinano alla pratica sportiva spinti dai genitori, dagli amici, dagli allenatori.
È evidente quindi che se questa motivazione non può mantenersi a livelli sufficientemente elevati, tende a decadere se non subisce un adeguato processo di interiorizzazione e condivisione da parte del bambino.
Diverse possono essere le ragioni che inducono un giovane all´abbandono anticipato della pratica del calcio.
Tra le più ricorrenti si possono considerare: le modalità di insegnamento, il desiderio di esperienze extrasportive, l´eccessiva competizione con i compagni, il rispetto assoluto delle regole della società sportiva, l´esagerato innalzamento degli obiettivi da raggiungere, le pressioni della famiglia. Anche se le ragioni indicate sono prevalentemente di competenza dell´allenatore, è forse opportUno che il genitore conosca gli aspetti connessi con queste problematiche per poter supportare adeguatamente le indicazioni ed i discorsi del Mister.
Con le fasce di età al di sotto degli 11 anni bisogna sempre impostare qualsiasi attività in forma di gioco. Nel gioco è possibile soddisfare i bisogni fondamentali del bambino, vale a dire fantasia, creatività, invenzione, piacere, divertimento. Se le modalità con cui viene svolta la pratica calcistica non rispondono a questi bisogni è probabile il fenomeno della noia, della saturazione e quindi l´allontanamento dal gioco del calcio.
Un altro aspetto che frequentemente causa l´abbandono precoce è l´eccessiva competizione. Il sentirsi continuamente in tensione, obbligati a vincere, costretti a fare di più e meglio, crea nel bambino un sovraccarico di preoccupazione, insicurezza e oppressione che connotano negativamente la pratica sportiva.
Anche il desiderio di novità, di curiosità e di esplorazione del mondo all´esterno dell´ambito calcistico è una esigenza fondamentale del giovane. Questa può manifestarsi attraverso sbalzi dell´umore, poca costanza nell´impegno e instabilità di comportamento che denotano il suo desiderio di esperienze extrasportive.
In questa ottica rientrano anche una esasperata osservanza delle regole di condotta all´interno della squadra senza lasciare quel margine di discrezionalità che consente al bambino di affermarsi come persona unica ed originale.
È evidente quindi che un insieme di esperienze negative possono portare più o meno rapidamente il bambino alla disaffezione e quindi all´abbandono.
Che suggerimenti dare ai genitori che preferirebbero evitare l´abbandono dell´attività sportiva dei loro figli?
Il primo passo da compiere è un esame di coscienza: fino a che punto le vostre pressioni, sia pur involontarie, provocano disagio nel ragazzo?
Se queste pressioni sono troppo forti, è meglio sdrammatizzare l´impegno agonistico. Rassicurare il ragazzo e permettergli di esprimersi liberamente, anche eventualmente attraverso una diversa disciplina sportiva. Questo mutamento può coincidere con la scelta di uno sport diverso dove sia possibile imparare nuovi gesti motori, incontrare nuovi amici, conoscere nuovi allenatori. Oppure uno sport ricreativo che avvicini figlio e genitori con interessi comuni: ottimi per la coesione della famiglia.
Per quanto riguarda l´abbandono precoce nel periodo dell´adolescenza, è interessante osservare il progressivo allontanamento, anche nell´ambito sportivo, dai modelli trasmessi dai genitori.
Come è ampiamente noto, in questa fase dello sviluppo il giovane è alla ricerca della sua identità. Questa ricerca si realizza in primo luogo mediante un rifiuto pressoché tota1e del messaggio dei genitori che spesso si concretizza nella scelta di un altro sport, o di un modo diverso di interpretare lo stesso sport. A causa dell´ambivalenza, tipica dell´adolescenza, il giovane potrà continuare nella pratica sportiva precedente o scegliere altri sport in modo completamente autonomo, adottando comportamenti ed atteggiamenti instabili e temporanei volti alla scoperta della sua reale identità adulta. Più l´adolescente sente crescere il peso dei genitori sulle sue scelte sportive, maggiori saranno le probabilità che lui effettui scelte di tipo reattivo. È soltanto con l´acquisizione della maturità che il giovane arriverà a distinguere le sue scelte da quelle dei genitori per poter dare un significato più personale e profondo al ruolo della pratica sportiva nella sua esistenza.

 

GENITORI E ARBITRO

Se foste chiamati ad arbitrare?
L´insieme degli atteggiamenti che caratterizzano il rapporto dei genitori con l´arbitro è fondamentalmente connotato in modo negativo.
Le ragioni di questi sentimenti di ostilità sono diverse e si possono individuare: nella figura di un´autorità non gradita, nel fatto che la maggior parte delle decisioni sono ritenute a favore dell´altra squadra, dalla difficoltà oggettiva di accertare un´interpretazione della situazione di gioco diversa dalla propria.
Date queste premesse, è evidente che il comportamento manifestato dal pubblico delle partite giovanili (formato quasi esclusivamente da genitori dei giocatori in campo) non può essere indicato come modello da imitare ai più giovani.
Forse è più positivo interpretare la figura dell´arbitro come l´indicatore ufficiale del passaggio dal "gioco" allo sport. A questa figura vengono richieste doti di competenza tecnica, obiettività, imparzialità, tempestività di giudizio, di vicinanza all´azione per meglio valutarla, eccetera. Risulta evidente che queste aspettative non possono essere soddisfatte neanche da Superman perché troppo elevate e quindi è necessario modificarle per non essere sistematicamente frustrati.
Ciò che realisticamente si può richiedete a chi arbitra un incontro giovanile è di essere in primo luogo un educatore e quindi di interpretare il regolamento calcistico nell´ottica di aiuto, crescita e sviluppo della personalità del giovane calciatore.
In quest´ottica è necessario concedere a chi arbitra la vostra positiva considerazione per il difficile ruolo che si presta ad assolvere, una consistente dose di buona fede nell´interpretazione del gioco, un ringraziamento finale perché con la sua attività ha permesso ai vostri figli di fare sport.
Da qualche anno nei campionati dei più piccoli vengono utilizzati dirigenti per arbitrare.
In questi casi potreste essere proprio voi ad essere chiamati ad arbitrare un incontro di vostro figlio. Il primo desiderio di un genitore chiamato ad arbitrare è la dimostrazione della sua assoluta imparzialità, al limite di prendere decisioni a sfavore della squadra del proprio figlio.
L´atteggiamento psicologico da tenere dovrebbe essere invece quello della ricerca di un minimo distacco dalle proprie emozioni, per poter cercare di valutare le azioni che si svolgono sotto i propri occhi con un maggior grado di- obiettività. I rischi da evitare sono: la percezione di alcuni giocatori come nemici personali con cui instaurare una sorta di duello, per dimostrare chi è il più forte; oppure, sul versante opposto, l´insicurezza e quindi la ricerca di approvazione dal parte del pubblico o dell´allenatore. Questa si esprime nell´adottare decisioni compensatorie, per bilanciare i presunti errori commessi in precedenza.
La pratica dell´arbitraggio è un´esperienza che tutti i genitori dovrebbero sperimentare personalmente per meglio comprendere ed interpretare le difficoltà specifiche del compito.

 

GENITORI E TIFO

Il mio è più bravo
Per completare il quadro della situazione calcistica ci sembra opportuno esprimere qualche considerazione in merito al ruolo del genitore tifoso dopo aver analizzato il rapporto genitori/ allenatore e genitori/ arbitro.
La motivazione fondamentale che spinge il genitore alla partita è la possibilità di vivere per interposta persona, il figlio, le emozioni positive e negative che si verificano nel corso della partita. Il genitore si trova quindi coinvolto nell´azione di attacco o in quella difensiva, prova una sensazione di successo e di gioia in occasione del goal e di insuccesso e frustrazione quando sono gli altri a segnare. Se a questo fatto si aggiunge la pressione del gruppo, cioè il processo di identificazione di ogni genitore con gli altri genitori della squadra del figlio, il processo di deresponsabilizzazione delle proprie azioni e quindi l´emergere di comportamenti poco educativi diventano molto probabili. In questa sede non ci interessa parlar male delle degenerazioni del tifo calcistico, perché questo tema trova larghi spazi nei giornali del lunedì, bensì ci sembra più utile proporre un modello di tifo educativo.
Questo modello prevede l´approvazione e l´incitamento del proprio figlio come rinforzi per un´azione brillante e l´incoraggiamento per un´azione non perfettamente riuscita.
Per quanto riguarda gli avversari il modello prefigura un comportamento di astensione dalla valutazione del loro gioco, o comunque di negazione di comportamenti qualificabili come incivili e offensivi nei loro confronti.
La messa in atto di questo tipo di condotta consente al genitore di ottenere risultati positivi su due fronti:
- in primo luogo sostiene e incoraggia l´azione sportiva del figlio (pubblico = dodicesimo giocatore in campo);
- in secondo luogo impedisce un´eccessiva amplificazione da parte del pubblico degli eventuali errori di gioco commessi dai ragazzi.
Dal punto di vista psicologico il commettere un errore tecnico tende ad abbassare il livello di autostima di un ragazzo; non è quindi il caso di enfatizzarlo al punto da far insorgere preoccupanti sentimenti di insicurezza o tanto meno di rifiuto o allontanamento dell´attività sportiva. È naturale nutrire qualche perplessità relativa all´applicazione operativa di questo modello nel contesto giovanile, ma se non si cerca di attUarlo nelle situazioni in cui lo sport è ancora sostanzialmente un gioco diventa difficile pretendere la sportività dai tifosi quando è in palio lo scudetto.
Che genitori siete?

- Quando vedete vostro figlio giocare che tipo di comportamento assumete?
- Lo incitate in modo forsennato?
- Lo incitate quando sbaglia?
- Lo elogiate eccessivamente quando fa bene e lo sgridate quando non fa bene?
- Vi sostituite all´allenatore dandogli consigli tecnici?
- Analizzate il suo comportamento in campo per dirgli a fine partita le cose fatte bene cercando di aiutarlo a superare quelle meno buone?
- Contestate l´arbitro?
- Inveite contro la squadra avversaria?
- Lo approvate quando esegue un gioco scorretto?
- Gli insegnate i trucchetti per essere scorretto senza essere scoperto?
- Cercate di essergli vicino quando ha bisogno di una parola di conforto oppure lo lasciate a sé stesso perché deve diventare "duro" di carattere?

 

PERCHÉ L´ALLENAMENTO

I genitori sul campo
Vi sarete sicuramente accorti che i vostri figli, di questa età, crescono a vista d´occhio. Imparano a conoscere e a padroneggiare il loro corpo e a muoversi con disinvoltura nell´ambiente circostante.
A tale proposito l´allenamento di calcio· assume un´importanza straordinaria, soprattutto sotto due aspetti: i ragazzi imparano a conoscere loro stessi ed i loro compagni, quindi si abituano a· collaborare con altri giovani calciatori della stessa età.
Gli allenamenti dei vostri figli allora andranno visti sotto un´altra luce, che non sia quella limitativa, finalizzata al solo gesto tecnico o, peggio, al solo risultato della gara.
Vi capita di notare che durante la seduta di allenamento l´allenatore propone esercitazioni che non hanno niente a che vedere con il gioco del calcio che avete voi in mente, cioè quello degli adulti ed enfatizzato dalla televisione.
L´allenatore propone di svolgere esercitazioni con palloni di diverse dimensioni, fa eseguire partite su campi ridotti, richiama la partecipazione a giochi tradizionali con compiti precisi; talvolta interrompe il gioco per chiedere la partecipazione attiva dei ragazzi nella soluzione di qualche problema di gioco (posizione, passaggio,dribbling, tiro, eccetera), corregge, accetta suggerimenti e varianti al gioco da egli stesso proposto inizialmente, e così via.
Tutto ciò dà modo al giovane calciatore di essere più attento e partecipe al gioco, di essere il vero protagonista; la precisione esecutiva sarà un obiettivo da perseguire in una fase successiva, solo dopo che egli avrà acquisito fiducia in sé, sicurezza nelle proprie capacità e affiatamento con i compagni di squadra. Non preoccupatevi!
Il gioco del calcio deve essere utilizzato, in questa fascia d´età, come un mezzo di sviluppo globale del giovane atleta che vuole migliorare le sue capacità motorie.
L´allenatore si preoccuperà di creare i presupposti per facilitare la qualificazione di tutti i giovani a sua disposizione, tenendo presente comunque che ogni soggetto ha bisogno di un suo tempo di crescita; non tutti gli undicenni per esempio sanno calciare di collo piede con palla ferma a terra, ma ci sarà sicuramente qualcuno di questi ragazzi "normali" che, pur non manifestando particolari doti in questa fascia di età, in tempi successivi, recupererà e possibilmente supererà in abilità i coetanei che oggi sembrano i "migliori".

Ma cosa stanno facendo?

Un amico istruttore di calcio mi diceva, poco tempo fa, che durante un allenamento aveva proposto ai suoi ragazzi (esordienti: 10-12 anni) il seguente gioco di squadra: un portiere tra i pali, tutti i difensori nell´area di rigore, tutti gli attaccanti fuori dalla stessa. Gli attaccanti dovevano fare più goal possibili, in un minuto, calciando solo al volo.
Dopo diverso tempo nessun atleta era riuscito a far goal, perché i difensori si opponevano come un muro insormontabile.
Ma ecco che un ragazzo attaccante trova una soluzione: si gira con la schiena verso la porta avversaria ed esegue una rovesciata acrobatica al volo. È goal! Tutta la squadra prova la rovesciata, è non la dimenticheranno più.
Allora la domanda che rivolgo a voi genitori è la seguente: è sempre vero che i vostri figli, per diventare bravi calciatori, si devono sottoporre ad allenamenti eccessivamente pesanti?
La seduta di allenamento oggi richiede una programmazione puntuale, che stabilisca a priori i test di valutazione delle capacità motorie iniziali di ciascun ragazzo, che stabilisca i contenuti, i mezzi, i metodi, gli strumenti, gli attrezzi occorrenti, nonché verifichi i miglioramenti - o i peggioramenti - di fine anno. 
Sì anche i peggioramenti, perché qualche genitore non sa che, dai dodici ai quattordici anni, i ragazzi crescono in altezza una decina di centimetri e ciò causa la perdita di agilità, rapidità e precisione dei movimenti.
È questa l´età in cui bisogna sapere comprendere, incoraggiare e attendere con pazienza i tempi migliori.
Il lavoro fisico di ciascun allenamento dovrà essere mirato ed adattato alle diverse età. Esso si baserà prevalentemente sul gioco, e non solo del calcio; deve essere vario: a volte si insisterà più su un lavoro prolungato nel tempo, altre volte sulla rapidità, e/ o sulla precisione. Il tutto è deciso dall´allenatore con i ragazzi, il quale è l´unico che li segue in tutti gli allenamenti, sa a che punto sono- della preparazione e quali sono gli obiettivi che si erano preventivamente posti.
Vi sarà sicuramente capitato di andare ad assistere all´allenamento di vostro figlio e di chiedervi: ma cosa stanno facendo? Che cosa c´entra tutto ciò con il calcio?
La prossima volta che vi capiterà di assistere ad un allenamento provate a chiedervi invece: quale obiettivo si è posto di raggiungere l´allenatore con i ragazzi?
Se stanno facendo questo determinato esercizio, ci sarà un preciso motivo?
È bene ricordare qui che l´attività specialistica precoce può condizionare negativamente, sia l´ulteriore sviluppo motorio, come l´intera personalità del giovane calciatore.
L´attività motoria deve essere pertanto ampia e varia, motivata e motivante.
I tempi di recupero dopo ogni esercitazione devono essere tanto più lunghi, tanto più sono piccoli gli allievi. E non ci scandalizziamo se durante l´allenamento si svolgono giochi con le mani; questi sono mezzi opportuni per muoversi più rapidamente ed essere più precisi soprattutto sui campi pesanti. Ciò serve anche a meglio adattarsi al gioco con i piedi e di testa.

 

UNA ALIMENTAZIONE EQUILIBRATA

Mangiamo bene "insieme´
Abbiamo avuto modo di constatare come esista nelle famiglie una profonda incertezza nel campo dell´alimentazione. Contrariamente a quanto si è ritenuto in passato e in alcuni casi ancora oggi, non esiste l´alimento "miracoloso" in grado da solo di moltiplicare le prestazioni fisiche, evitando una seria preparazione atletica. Esiste invece un´alimentazione corretta che può evitare cali di forma e prevenire o rendere minime le reazioni di affaticamento nel ragazzo che in occasione della partita o dell´allenamento è sottoposto a uno stress psichico e fisico.
I principi che regolano tale alimentazione, cioè volume complessivamente ridotto, alimenti facilmente digeribili, giusta ripartizione tra i vari nutrienti (proteine, grassi, carboidrati, vitamine, eccetera), sono gli stessi validi per un qualsiasi individuo sano, pur tenendo presente le necessità del ragazzo legate al particolare periodo evolutivo che sta vivendo.
Veniamo ora al nocciolo della questione: come deve alimentarsi il vostro ragazzo che pratica sport, il calcio nel nostro caso?
L´alimentazione di base prevede la seguente ripartizione tra i nutrienti principali: proteine 150/0, grassi 250/0, zuccheri 60%, ripartizione che deve essere rispettata nei limiti del possibile.
L´aumento per esempio degli zuccheri non può superare il 70% pena la comparsa di tutti i problemi legati alla fermentazione dello zucchero, alla riduzione dell´appetito, al deficit relativo di calcio e vitamina B1.
In particolare devono essere tenute in considerazione le qualità delle proteine di tipo vegetale con il vantaggio di un diminuito apporto di grassi animali, di un adeguato apporto di fibre, di una riduzione della concentrazione di colesterolo, mentre per quanto riguarda l´apporto di proteine animali ricordate di privilegiare il pesce.
I grassi vegetali sono consigliati (olio di oliva), più di quelli animali.
Anche per gli zuccheri una precisazione: assumere più zuccheri complessi (in pratica l´amido contenuto in riso, pasta, patate, farine nutritive, pane integrale), sicuramente più fisiologici degli zuccheri semplici, cioè più adatti alle strutture digestive dell´organismo umano; essendo assorbiti gradualmente, mantengono una glicemia costante con assenza di picchi dell´insulina e conseguente ipoglicemia.
Affrontiamo ora il discorso degli integratori alimentari così in voga e tanto pubblicizzati. Esistono integratori completi che sono a base di proteine, zuccheri, pochissimi grassi, sali minerali, vitamine e talvolta fibre e integratori monocomponenti che sono invece costituiti da una singola categoria di nutrienti.
Integratore indispensabile è solamente l´acqua. Durante l´esercizio fisico è meglio bere troppo che troppo poco; infatti il 75% dell´energia spesa porta ad esaltata termogenesi (formazione di calore) e quindi produzione di evaporazione del sudore. Bere, quindi, prima e durante l´esercizio fisico serve a prevenire il senso di sete, che compare soltanto quando le perdite superano il 2% e non sono più ripristinabili nel corso dello sforzo. Ricordiamo che il muscolo disidratato perde circa il 40% della sua efficienza.
L´integrazione con gli elettroliti (sali) sodio, potassio, doro è consigliata particolarmente quando si pratichino esercizi fisici estenuanti, eccessivamente prolungati a temperature elevate. Essi sono stabili se la sudorazione non supera i 2 litri circa al giorno.
li fabbisogno di vitamine aumenta con l´esercizio, ma un apporto esogeno indiscriminato non ha ragione d´essere in quanto alcune vitamine non possono essere accumulate.
Fabbisogni specifici esistono solo per il gruppo B, indispensabile per l´utilizzazione degli zuccheri, e per la vitamina C che favorisce il metabolismo dei grassi e l´assorbimento del ferro; difende inoltre l´organismo dalle malattie da raffreddamento.
Infine la "famosa" carnitina composto fondamentale per l´utilizzo dei grassi; il suo fabbisogno nell´ organismo in crescita è di circa 400 rng al giorno; è dubbio però che la produzione da parte del fegato possa far fronte completamente ad aumentate richieste muscolari, pertanto sembrerebbe utile un apporto esterno.
Altri tipi di integratori non hanno mai dato risultati scientificamente attendibili; pertanto il loro impiego non è consigliato: ci riferiamo a sostanze alcalinizzanti (citrato o bicarbonato di sodio, eccetera) impiegate per neutralizzare l´acidosi provocata dal lavoro muscolare e responsabile della fatica. Per quanto riguarda i preparati a base di amino acidi (costituenti delle proteine) è bene consultare il medico. Ricordiamo solo che un eccessivo apporto di proteine può causare problemi a livello renale.
Un accenno meritano i prodotti a base di pappa reale, di cui è noto l´elevato contenuto di fattori nutritivi essenziali per la crescita, e di polline, sostanza essenzialmente proteica, ricca di vitamine e sali minerali.
Tra gli alimenti naturali indicati a chi fa sport e nei giovani in accrescimento ricordiamo soprattutto il lievito di birra, particolarmente ricco di vitamine del gruppo B e di tutti gli aminoacidi essenziali.
Ci sembra giusto precisare inoltre che il lievito di birra regolando l´equilibrio della flora intestinale è garanzia di funzionalità dell´apparato digerente e di benessere generale dell´organismo, tenendo anche conto della mancanza di contro indicazioni e di effetti collaterali di alcun genere.

Come e cosa mangiare

Dopo aver dato queste informazioni vi indichiamo operativamente come comportarvi nella distribuzione della razione alimentare del vostro ragazzo in rapporto all´allenamento o alla partita in modo che i due sistemi, muscolare e digestivo, non interferiscano tra loro in .quanto lo sforzo dell´uno sottrae sangue, principi nutritivi e ossigeno alle funzioni dell´altro e viceversa.
Alla vigilia, la dieta non deve essere modificata.
L´ultimo pasto va consumato almeno tre ore prima della gara e dovrà presentare le seguenti caratteristiche:
- il volume complessivo deve essere ridotto, - gli alimenti devono essere facilmente digeribili, con prevalenza di zuccheri rispetto alle proteine e ai grassi.
Un esempio di pasto pre-gara può essere così determinato:
1) se la gara è al pomeriggio:
- primo piatto - riso o pasta in bianco condita possibilmente con olio oppure burro crudo; pomodoro;
- secondo piatto (facoltativo) - carne magra .ai ferri, oppure prosciutto, meglio se crudo, sgrassato;
- contorno - patate o carote lessate, al limone;
- un panino;
- un frutto fresco maturo o cotto; in alternativa una fetta di torta (senza crema o panna);
- con l´avvertenza che la colazione al mattino deve essere più abbondante;

2) se la gara è al mattino:
- una tazza di latte o tè caldi; - pane o fette biscottate con burro, marmellata o miele; oppure una fetta di torta;
- un frutto oppure una spremuta d´arancia (o altro) ben zuccherata;
- con l´avvertenza che in questo caso devono trascorrere almeno 2 ore prima della gara.
Successivamente, fino a un´ora prima dell´inizio e a intervalli regolari, utile risulta l´assunzione della cosiddetta "razione di attesa", rappresentata da un succo di frutta fresca zuccherato con miele, con qualche biscotto o frutta. La razione d´attesa mantiene costante la glicemia dell´atleta, spesso sottoposta a oscillazione, nei momenti precedenti la gara, e provvede a reidratare l´organismo.
Al termine della partita l´organismo deve essere reintegrato di tutte le sostanze perdute, in particolare di acqua e salì che vengono eliminati in grande quantità con il sudore.
Subito dopo la conclusione è opportuno, quindi, equilibrare soltanto il bilancio idrico con l´assunzione di bevande alcaline (acque minerali, succhi di frutta); non è opportuna l´introduzione di alimenti solidi in quanto la fatica ne ostacola una regolare digestione.
Due ore dopo può essere consumato un pasto (razione di recupero) leggero e facilmente digeribile, ricco in sali. Tra le pietanze più consigliabili:
- piatto di brodo di verdura salato, - qualche fetta di pane, - verdura e legumi a volontà, - frutta fresca.
Successivamente, un bicchiere di latte pastorizzato. L´assunzione di cibi carnei è invece sconsigliata in questa prima fase, trattandosi di alimenti sostanzialmente acidificanti e che possono quindi rallentare il recupero.
Dal giorno successivo l´alimentazione riprende le caratteristiche consuete.

È pericoloso alimentarsi male!

A conclusione, una riflessione generale sul vasto e complesso campo della alimentazione, che ha subito negli ultimi decenni profonde modificazioni, in rapporto anche ai miglioramenti sociali ed economici.
Dal 1960 ad oggi i consumi alimentari sono stati caratterizzati da un incremento dell´apporto calorico globale (passato da circa 2500 Calorie a giorno a oltre 3000 Calorie al giorno), accompagnato da una variazione qualitativa e quantitativa dei componenti. In particolare è aumentato !´apporto di proteine animali, di zuccheri, ma soprattutto di grassi, mentre si è progressivamente ridotta la quantità di fibre vegetali.
Le conseguenze sono note a tutti: bilancio calorico positivo (cioè entratI superiori alle uscite), aumento delle scorte metaboliche sotto forma di grasse e inevitabile aumento del peso corporeo.
È importante sottolineare che tale evento avviene con modalità differenti secondo l´età. Infatti, mentre nell´adulto il numero delle cellule costituenti il tessuto adiposo generalmente si è stabilizzato, nell´età infantile si ha incremento del tessuto adiposo che rende quindi costante la tendenza a ingrassare.
Il peso raggiunge livelli considerati patologici (soprappeso od obesità) quando risulta superiore del 200/0 rispetto al peso teorico, calcolato generalmente in rapporto all´altezza, e differenziato tra adulto e ragazzo. L´incidenza attuale del soprappeso è decisamente significativa (in Italia complessivamente un individuo su cinque presenta questo problema) e tende purtroppo a coinvolgere anche le età più giovani.
La situazione di obesità determina notevoli ripercussioni di carattere psicologico, condizionando anche la vita di relazione, con un frequente cattivo adattamento sociale, che si riflette nell´isolamento e nell´allontanamento dal gioco, tanto per le difficoltà fisiche, quanto per il confronto con i compagni.
Il soprappeso può quindi diventare causa, e non solo rappresentare una conseguenza, di carente attività ,motoria, fatto questo non trascurabile. li problema, infatti, non si limita agli aspetti estetici e psicologici. L´aumento di peso si accompagna molto frequentemente a un aumento della pressione arteriosa (ipertensione) e a una alterazione del metabolismo degli zuccheri (tendenza al diabete) e dei grassi, con un anomalo assetto dei lipidi nel sangue, caratterizzato da prevalenza di colesterolo e trigliceridi e riduzione del colesterolo buono (HDL) legato alle proteine di elevata densità e di cui è stata ampiamente dimostrata l´importanza come fattore di protezione nei confronti delle alterazioni degenerative delle pareti arteriose (arteriosc1erosi, infarto, eccetera).
In realtà, è da tutti riconosciuta, almeno in linea di principio, l´importanza di una dieta corretta, ma il problema nutrizionale nel suo complesso è ancora lontano dalla soluzione, le radici delle numerose incongruenze sono spesso profonde. Infatti, nell´odierna società l´introduzione di cibo spesso supera gli stretti limiti fisiologici del rifornimento di elementi energetici e plastici, perché assume significati culturali e di costume, e si presenta compensatoria, dal punto di vista psicologico.
Si rende quindi necessaria una efficace campagna di educazione alimentare, che deve essere impostata fin dall´età più giovane.
La pratica del giuoco del calcio, con i condizionamenti che richiede, può infatti risultare fondamentale per un corretto approccio con tale problema.
Il giovane atleta, tramite anche voi genitori, deve prendere coscienza che una nutrizione equilibrata qualitativamente e adeguata quantitativamente è importante non solo in occasione di allenamenti o gare, ma sempre.
In questo modo, una corretta educazione alimentare, nata per le esigenze del calcio, diventa parte integrante del bagaglio culturale che accompagnerà il giovane nel resto dei suoi anni. Così prospettato il problema è semplice, anche se, è d´obbligo riconoscerlo, si scontra con delicati equilibri psicologici, legati anche a immagini e miti, e con le pressioni consumistiche; affrontarlo con serenità fin dall´età evolutiva è importante dal momento che le abitudini alimentari del bambino hanno ripercussioni notevoli, talora difficilmente reversibili, nell´adulto.

Alcuni consigli utili
Colazione 
Latte, tè, caffè d´orzo, yogurt eventualmente con poco zucchero o miele; fette biscottate, pane (meglio se integrali), biscotti secchi, fiocchi di cereali non zuccherati, marmellata, frutta.
Merenda 
Yogurt, fette biscottate o pane (meglio se integrali), succhi vegetali, frutta.
Pranzo e cena 
I pasti settimanali vanno così suddivisi:
Primo piatto tutti i giorni - Pasta, pastina, riso (meglio se integrali), polenta conditi con olio extravergine di oliva, pomodoro fresco, parmigiano, ricotta salata, dado, brodo vegetale.
Secondo piatto 4 volte la settimana - Carne magra di vitello, pollo, tacchino, oca, anatra, coniglio.
4 volte la settimana - Legumi (sostituiscono la carne, se uniti ai cereali) fagioli, lenticchie, ceci,fagiolini, lupini (eventualmente le proteine della soia).
1 volta la settimana - Formaggio (ricotta fresca, certosino, provola affumicata, pecor;no, parmigiano, mozzarella).
Verdura - Tutti i giorni, a pr,anzo e cena, cotta o cruda.
Frutta - Tutti i giorni, un frutto a pranzo e uno a cena, sempre di stagione.
Pane - Meglio se integrale.
Cottura 
Preferire la cottura in umido (pentola antiaderente), al vapore, alla griglia, o per bollitura.
Condimenti 
Olio extravergine di oliva. Aromi a volontà.

Fabbisogno di carboidrati

I carboidrati, detti anche glucidi, glicidi o idrati di carbonio, sono di origine quasi esclusivamente vegetale e comprendono zuccheri, amidi e cellulosa. Gli zuccheri più comuni sono costituiti da una molecola (glucosio, fruttosio, eccetera) o da due molecole (saccarosio, lattosio, eccetera), gli amidi sono formati da alcune centinaia di molecole di glucosio e la cellulosa, che è uno dei componenti della fibra, da alcune migliaia di molecole di glucosio.
Dato che digerire vuoi dire scindere a livello di una singola molecola i composti complessi, è evidente che il glucosio e il fruttosio non hanno bisogno di essere digeriti; il saccarosio e il lattosio vengono digeriti rapidamente e altrettanto rapidamente giungono nel sangue innal4ando la glicemia bruscamente; gli amidi vengono invece scissi lentamente in· molecole di glucosio che altrettanto lentamente giungono al sangue mantenendo costante il valore della glicemia. La cellulosa rimane invece indigerita poiché l´apparato digerente umano, contrariamente a quello dei ruminanti, non possiede gli enzimi atti a questo scopo. La cellulosa pertanto prosegue il suo tragitto nell´intestino contribuendo in modo positivo al suo regolare svuotamente quotidiano.
La razione di carboidrati dovrebbe essere costituita in larga misura da amidi ricchi di cellulosa (cereali integrali). Gli amidi rappresentano, invece, il combustibile di elezione per il lavoro muscolare: il loro II fuoco" aiuta anche la "combustione" dei grassi.
Quindi i nostri consigli dietetici che andiamo a presentare non hanno lo scopo di imporre restrizioni, bensì di indicare un´alimentazione che possa garantire lo stato di salute migliore e prevenire l´insorgenza delle malattie degenerative proprie dell´età adulta. Lo schema dietetico indicato a fianco dovrebbe pertanto essere seguito da tutta la famiglia perché risponde più correttamente alle caratteristiche fisiologiche dell´organismo umano.

Fabbisogno di grassi

Il ruolo dei grassi, soprattutto nella dieta del giovane atleta, è stato notevolmente rivalutato negli ultimi anni per numerosi motivi.
Hanno un elevato valore plastico.
Rappresentano la principale riserva di energia dell´ organismo, utile nell´intensa e prolungata azione muscolare e per la regolazione termica. I grassi risultano particolarmente adatti per affrontare allenamenti e partite invernali.
- Veicolano le vitamine liposolubili (A, D, E, K) e ne permettono l´assorbimento da parte dell´organismo. _ - Contengono gli acidi grassi essenziali (acido linoleico, linolenico e arachidonico) considerati come vere e proprie vitamine (vitamina F).
- Costituiscono i1"combustibile" a maggior contenuto energetico per la produzione di lavoro muscolare.
- Consentono, grazie all´ elevato valore calorico, una notevole riduzione del volume della razione alimentare.
- Rendono gli alimenti più appetibili.
Per mantenere l´atleta in perfette condizioni di equilibrio metabolico è opportuno che 2/5 della sua razione di grassi siano di origine animale e 3/5 di origine vegetale. La razione quotidiana di grassi comprende ovviamente sia i grassi visibili (olio, burro) sia invisibili (contenuti in formaggi, pesci, uova, eccetera). Per rendere i grassi più digeribili è meglio evitare di cuocerli.

Fabbisogno proteico

Le proteine esplicano una elevata funzione plastica (o costruttrice) in quanto contribuiscono in modo determinante alla formazione, allo sviluppo, al mantenimento e alla riparazione dei tessuti.
Le proteine sono costituite da aminoacidi, otto dei quali sono fondamentali poiché l´organismo non è in grado di sintetizzarli. Vi sono molti tipi di proteine che variano in funzione della loro composizione in aminoacidi; più la composizione si avvicina alle necessità dell´ organismo più è alto il valore biologico delle proteine.
Le proteine di origine animale hanno valore alimentare superiore a quelle di origine vegetale.
Le proteine di origine animale risultano utili durante l´età dello sviluppo; in tutti i casi è bene che la metà delle proteine della razione alimentare quotidiana sia di origine animale.

Fabbisogno idrico

L´acqua contenuta nel corpo ur1!ano corrisponde approssimativamente ai 2/3 del peso totale dell´organismo; le sue principali funzioni sono:
- trasporto di sostanze nutritive, 
- partecipazione a reazioni metaboliche, 
- regolazione della temperatura corporea.
Il fabbisogno idrico è strettamente collegato alla quota di acqua che l´organismo perde giornalmente. Nell´atleta, quindi, le forti perdite dovute alla sudorazione vanno puntualmente e opportunamente reintegrate. Oltre alla sudorazione e alla traspirazione cutanea, le vie attraverso le quali si elimina acqua sono: la diuresi, la defecazione e la respirazione polmonare.
Il fabbisogno idrico viene soddisfatto in parte dall´acqua contenuta nei cibi e in parte dalle bevande stesse.
Il soggetto che svolge attività sportiva necessita mediamente di un centimetro cubo di acqua per ogni caloria del suo dispendio energetico.

 

PREVENIRE PRIMA DI CURARE

Acqua, sapone e buona volontà
Il calcio aiuta il vostro ragazzo a svilupparsi in modo armonico e a staI bene se lo aiutate a rispettare certe regole, ad adottare certe precauzioni é ad osservare alcune norme igieniche.
Alcuni atteggiamenti scorretti - come: dormire su materassi eccessivamente morbidi, sedersi in posizioni scorrette nei banchi scolastici, sostenere la cartella di scuola sempre con lo stesso braccio o tenerla appesa sempre sulla medesima spalla; portare lo zainetto troppo pesante - determinano alterazioni al portamento, all´equilibrio statico del vostro ragazzo, il tutto a scapito dello sviluppo dei suoi apparati scheletrico e muscolare.
Il giuoco del calcio svolgendosi all´aria aperta presenta rischi ridotti da punto di vista igienico, per quanto riguarda l´affollamento e quindi la contaminazione ambientale, mentre particolare attenzione va rivolta alle caratteristiche climatiche che impongono invece una cura nella scelta dell´abbigliamento al fine di mantenere il giusto grado di termoconservazione (per esempio mettendo o togliendo una tuta ginnica) in rapporto al tipo di lavoro fisico richiesto. Nessun ostacolo quindi alla libertà dei movimenti e alla dispersione di calore nelle fasi principali della prestazione sportiva, non dimentical1do che durante il periodo di riscaldamento, premessa obbligatoria di ogni sforzo, uno degli effetti ricercati è l´innalzamento graduale della temperatura corporea che, assieme a una migliore irrorazione del tessuto muscolare, ne riduce la tensione e ne aumenta la contrattilità.
Occorre che il ragazzo si copra adeguatamente nei momenti di attesa e di riposo e, una volta terminato l´esercizio fisico, eviti le conseguenze negative di un brusco raffreddamento, soprattutto in presenza di abbondante sudorazione. I vantaggi forniti durante l´attività dai tessuti che si imbevono facilmente di sudore o di acqua (precipitazioni atmosferiche...) diventano infatti controproducenti a riposo, quando la costante evaporazione che si verifica sulla loro superficie: favorita eventualmente dalla ventilazione ambientale, determina una sottrazione di calore dal corpo, che può scatenare meccanismi di emergenza (brivido).
In caso di esposizione a temperature rigide, specialmente se accompagnate da vento e umidità, alcune parti possono rimanere; più o meno involontariamente, scoperte: consigliabile in questi casi l´utilizzo di guanti e copricapo, che permetta di proteggere anche i padiglioni auricolari, particolarmente sensibili agli insulti del freddo. L´utilizzo di un berrettino trova indicazione anche in condizioni diametralmente opposte, cioè attività fisica che porti a una prolungata esposizione al sole. L´azione diretta dei raggi sola sul capo e sul collo determina infatti una elevazione della temperatura intracranica, oltre i livelli adatti per un corretto funzionamento delle cellule nervose, e può portare a una sindrome denominata "colpo di sole".
Quindi la scelta del vestiario del vostro ragazzo riveste una importanza notevole: adoperare preferibilmente tessuti quali cotone e/o lana, perché tali tessuti hanno il potere di assorbire il sudore e fare da intercapedine tra la cute e l´ambiente esterno.
Sempre nell´ambito del vestiario occorre non sottovalutare la funzione dei parastinchi che, garantendo l´integrità ossea della gamba, si dimostrano una valida norma preventiva.
Un discorso a parte meritano le scarpe; da preferire quelle di cuoio. E´ bene sottolineare che il vostro ragazzo non deve portare scarpe da ginnastica per andare a passeggio (semplicemente perché è di moda); questo perché crea un surriscaldamento del piede causato dalla scarsa porosità della gomma e quindi una inadeguata aerazione dello stesso con conseguenti dermatiti.
Inizialmente i problemi cutanei si manifestano con una alterazione del sudore stesso, il cui odore diventa particolarmente sgradevole; in seguito compaiono irritazioni cutanee che possono raggiungere le caratteristiche di una vera e propria dermatite, simulando nei casi estremi addirittura un´infezione da funghi.
È pertanto decisamente consigliabile l´utilizzo di una calza ad elevato potere assorbente, mentre è da considerare errata l´abitudine di calzare direttamente sul piede la scarpa, anche per motivi meccanici (sfregamento della cute nella regione del tendine d´Achille).
Da evitare inoltre, per motivi igienici, l´abitudine di camminare a piedi nudi, soprattutto nei percorsi interni degli impianti sportivi: il virus delle verruche è sempre in agguato!
Un altro elemento del vestiario che deve essere particolarmente curato è quello relativo ai tacchetti. Questi hanno una particolare importanza nella prevenzione di traumatismi sportivi (nel caso in cui si verificasse un lieve evento traumatico, oltre alla classica terapia locale con ghiaccio, è possibile applicare sulla parte infiammata pomate specifiche). I tacchetti devono consentire una perfetta stabilità e devono essere sempre consumati alla pari; inoltre dovrebbero cambiare di materiale secondo lo stato del terreno (in alluminio per terreni fangosi o superfici di erba bagnata, in gomma per terreni asciutti o in terra battuta). In funzione degli aspetti traumatici derivanti dallo scontro fra atleti, il nostro consiglio è quello di favorire i tacchetti di gomma soprattutto nelle fasce di età più basse (8-12 anni).
A voi genitori l´invito ad insegnare al vostro ragazzo la manutenzione del proprio materiale sportivo e a non sostituirlo in questo compito: questo semplice comportamento è un atto di formazione.
Un cenno ai danni provocati ai piedi legati· a fattori meccanici. Nel giuoco del calcio le sedi maggiormente esposte sono gli arti inferiori, in particolare appunto i piedi. A ogni passo, infatti, nel momento in cui il piede arriva a terra, lo scorrimento tra la pianta e la suola della scarpa può essere causa di scollamenti tra i diversi strati della cute, con formazione di vesciche, piene di liquido limpido o con la presenza di sangue: tale fenomeno è accentuato nella corsa, soprattutto se con frequenti arresti e/o bruschi cambi di direzione, come appunto avviene nel calcio. 
L´uso di scarpe adeguate e l´avvertenza di indossare calze piuttosto spesse, oltre ad ottenere un effetto "cuscinetto", mantengono il piede sempre asciutto. Limitando questi inconvenienti, non certo gravi, ma sicuramente fastidiosi e invalidanti, si contribuisce a evitare l´insorgenza ( danni anche a carico delle unghie.
A seguito infatti del già descritto scivolamento in avanti del piede a conclusione della fase di volo, l´unghia tende a cozzare contro la parete anteriore della scarpa. A lungo andare si formano raccolte di sangue sotto l´unghia stessa e l´approfondimento dei bordi verso il tessuto circostante, favorita eventualmente da una erronea modalità di toilette, porta inevitabilmente una situazione costante di infiammazione, estremamente dolente, primo passo verso l´unghia incarnita. 
Ed ora in una breve analisi vedremo di segnalare quali norme igieniche generali hanno maggior attinenza con il mondo dello sport e in particolare con il giuoco del calcio. Norme di igiene personale che abbiamo voluto schematizzare nella figura a fianco e che voi genitori dovete insegnare.
L´igiene del comportamento si inserisce perfettamente in questo nostro discorso in quanto mira anch´essa a mantenere lo stato di salute.
Invitate sempre il vostro ragazzo a comportarsi in maniera disciplinata attenta soprattutto durante gli allenamenti. La scarsa disciplina e la disattenzione sono cause di incidenti talvolta gravi che potrebbero essere tranquillamente prevenuti.
Quando il ragazzo è convalescente o ammalato da malattie virali e batteriche ricordatevi che è meglio non si alleni e non giochi; il suo organismo non è in grado di funzionare al meglio e quindi richieste funzionali maggiori possono causare situazioni spiacevoli.
Prima di iniziare l´attività calcistica accertatevi sempre che il ragazzo sia stato sottoposto a visita medica con conseguente rilascio c certificato di idoneità generica o agonistica alla pratica del calcio secondo l´età.
Termino con questo messaggio: genitori occupatevi con cura del corpo del vostro figliolo non solo quando è ammalato, ma proprio quando sta bene. Aiutarlo a crescere sano e armonioso nel corpo lo renderà più sicuro è sé, forse più felice e, perché no, vi renderà orgogliosi di un figlio così!

 

CONCLUSIONE

Sono state scritte molte cose, forse superficiali forse no, comunque non sono state dette le più importanti.
Non sono state dette perché è impossibile dirle. Infatti le cose che contano sono stranamente indicibili. Sono le cose strappate ad un sorriso e rubate a una lacrima.
Come si fa a teorizzare un sorriso!
Come si fa a chiamare per nome una lacrima!
Chi ha sentito crescere un sorriso, chi ha sentito il peso di una lacrima pianta al buio di uno spogliatoio ha perso la parola ed è caduto nel silenzio.
Chi cura lo sport sentirà dietro queste parole un´ansia che supera le stesse esperienze, che assumono le vesti di up ammonimento: garantiamo il diritto di tutti alla giusta cultura sportiva convinti che il meglio non finisca mai.


"Lo sport è anche una galleria di piccoli eroi, tenuti in vita lo spazio di un evento, il vento della dimenticanza a portarseli via come un fischio di chiusura"